Da Figma al codice senza perdere la testa
Il passaggio da un design Figma a codice funzionante è dove si perdono la maggior parte delle informazioni e si accumulano i debiti tecnici. Il processo conta quasi quanto il risultato.
Prima di iniziare a scrivere codice, faccio sempre un audit del design. Identifico i componenti riutilizzabili, i design token (colori, spaziature, font), gli stati interattivi mancanti (hover, focus, disabled, error). Un design consegnato senza questi stati non è finito — è un punto di partenza. Documentare le lacune prima di iniziare evita sorprese a metà sviluppo.
La mia regola per la traduzione dei design token: se una proprietà visiva viene usata più di due volte nel design, diventa una variabile CSS. Questo vale per colori, spaziature, border-radius, transizioni. Non copio i valori direttamente nel CSS dei componenti — passo sempre attraverso le variabili. Questo rende i futuri aggiornamenti del brand gestibili.
L'errore più comune che vedo nei passaggi Figma>codice è la fedeltà millimetrica al pixel. Il design non è una specifica tecnica — è una guida. Ci sono dettagli che funzionano a schermo Figma ma non in un browser reale con contenuto dinamico. Tradurre il design significa capire l'intenzione dietro ogni scelta visiva, non copiare i pixel.